Wiley-Blackwell logo
               

 Books | Journals | Subjects | Blackwell Synergy | About | Home 

The International Journal of Psychoanalysis

  Journal Menu  

IJP cover image

From Gianmaria Benedetti (received 02/09/09)

Che desolazione vedere che neanche questa discussione, dopo l'ultima di anni fa, se non erro, riesce a partire! Oltre che sull'argomento proposto ci sarebbe forse da discutere proprio su questo, sulla mancanza di discussione in sè: gli psicoanalisti o altri interessati alla psicoanalisi che intervengono qui hanno perso interesse alla discussione? Ognuno è chiuso nel suo rifugio particolare e preferisce non uscire allo scoperto? I diversi filoni psicoanalitici sono ormai solo autoreferenziali e dediti alla coltivazione del proprio orticello isolato?

Devo dire che non sono informato sul filone specifico della psicoanalisi relationale: la lettura dei contributi di Blass, Benjamin e Sedlak mi ha quindi interessato come informazione di un particolare sviluppo della psicoanalisi. E di ciò li ringrazio.

Come psichiatra e psicoterapeuta che usa il metodo psicoanalitico come riferimento di base per l'operare in tutto il campo della salute mentale, come guida a interventi diversi e non solo nelle sessioni individuali coi pazienti, non trovo niente di scandaloso nell'approccio presentato, ma neanche di particolarmente rivoluzionario. Forse, anche se non viene nominato, mi sembra, c'è un precedente nell'ultimo Ferenczy e nella sua attenzione alla reciprocità del rapporto col paziente, che certo Freud non ha approvato. Qui si tocca il problema forse : quello dell'esistenza (o negazione, che è lo stesso...) di un'autorità cui si deve rendere conto o che si deve detronizzare per esprimere le proprie posizioni e vedute in campo psicoanalitico. Quasi la presenza fantomatica di un 'imprimatur' che rimane sempre sullo sfondo e che decide cosa può essere approvato e cosa no. Un problema di fratelli che si contendono l'eredità paterna e la primogenitura (con un pensiero alla storia di Esaù e Giacobbe)?

Il nocciolo dell'argomento presentato tocca il rapporto fra analista e paziente, che fra l'altro sembra rimasto appannaggio esclusivo della psicoanalisi, visto che il rapporto medico aziente non sembra più interessare la medicina in generale e altre forme di psicoterapia. E in effetti quello che caratterizza a mio avviso il metodo psicoanalitico, e può quindi fare da trait-d'union fra le diverse scuole e teorie, è proprio la particolare attenzione a quello che succede fra medico e paziente, per usare la terminologia di Freud quando scopriva transfert e, poi, controtransfert. L'universo creato dall'incontro fra due persone, nel particolare laboratorio della situazione psicoanalitica, è l'oggetto di un'indagine conoscitiva che modifica inevitabilmente l'oggetto stesso, come ormai sappiamo anche dalla fisica. E in questo universo entrano una quantità di figure e personaggi, il 'terzo', ma forse anche altri, come d'altronde nell' "altra scena" evocata da Freud, dove viene rappresentato in continuo una piece variamente composta da personaggi con e senza autore. E anche lo psicoanalista progressivamente da deus ex machina è venuto a trovarsi impegnato in una quantità di personaggi, anche se preferirebbe quello originario di, per usare le parole di Lacan, soggetto supposto sapere, cioè, nella mia interpretazione, di personaggio portatore della conoscenza e dell'autorità, per fantasia condivisa fra i due protagonisti. L'evoluzione della psicoanalisi (nella sua storia ma anche nella storia di ogni psicoterapia) forse è leggibile nell'evoluzione di questa fantasia e nel più o meno facile spostamento in un campo di soggetti sullo stesso piano, come soci di un impresa comune, pur con compiti diversi, in cui quello dello psicoanalista in particolare è quello di creare e mantenere le condizioni per cui tutto ciò abbia luogo. E questo, nelle varie traversie delle teorie e delle tecniche, sembra rimasto il nocciolo duro dell'edificio psicoanalitico, sotto le diverse impalcature che a volte coprono i lavori di ristrutturazione in corso continuamente.

 

  • .